Il centro in fervore e l’impegno dei cattolici

Le forze di centro stanno sviluppando una coscienza comune e devono occupare uno spazio politico con una proposta unitaria. A questo devono concorrere anche i cattolici con il loro impegno.

di Raffaele Bonanni

C’è grande effervescenza nell’area culturale centrista, centinaia e più soggetti politici ed associazioni della pre-politica hanno iniziato da un po’ di tempo a questa parte ad intensificare il tentativo di promuoversi a soggetti capaci di stare nell’agone politico quasi tutti protesi verso l’attesa di sviluppi nuovi per cogliere l’attimo ed inserirsi nel gioco.

Questo fenomeno lo abbiamo già conosciuto abbondantemente nel corso di quest’ultimo quarto di secolo di sostanziale bipolarismo, sostenuto da leggi elettorali a sistema maggioritario che hanno generato populismo, deresponsabilizzato eletti ed elettori, rovinato l’economia, accresciuto abnormemente il debito pubblico. Insomma i centristi di ogni provenienza culturale che si rifanno in qualche modo alla dottrina sociale Cattolica, alla cultura liberale o al socialismo democratico, per sopravvivere sinora hanno dovuto trovare albergo in partiti sostanzialmente molto diversi dalla loro natura con i seguenti risultati disastrosi: hanno perso identità e consensi; hanno sguarnito il loro presidio centrale nella società come riferimento culturale; hanno spinto una parte cospicua dei loro naturali elettori alla diserzione dalle urne; hanno sprovvisto di ogni argine il populismo e così favorito le tendenze al saccheggio delle risorse pubbliche per fini elettorali e l’abbandono della cura dei fattori economici indispensabili per lo sviluppo.

Dunque se queste culture politiche ancora insediate ma sparpagliate nella società italiana intendono offrire un servizio all’altezza degli attuali tempi di epocale di cambiamento, devono cambiare il modo di stare in politica. Non hanno altra scelta che aprire una lunga e paziente fase di aggregazione e rielaborare un pensiero forte in grado di concorrere ad affrontare le nuove frontiere che le persone hanno davanti a se in questa epoca visto che quelli favorevoli edificati nel secolo passato sono andati in frantumi con gravi rischi per la pace.

Dunque devono battersi per nuovi dei poteri mondiali che assicurano ai ceti popolari la libertà, l’eguaglianza e la pace, la edificazione dello Stato europeo, la partecipazione dei cittadini alle scelte d’impresa ed alla autonoma determinazione all’auto gestione dei servizi sociali in senso sussidiario riconosciuti e sostenuti dallo Stato, rimettere al primo posto l’esigenza del diritto-dovere alla piena occupazione e alla istruzione e formazione di qualità. Dunque i centristi devono imporsi di rinnovare rigorosamente la prospettiva del loro impegno organizzato e gli obiettivi di fondo da seguire, incoraggiati dalla presenza di Mario Draghi nelle istituzioni che come si nota pare più un ostaggio che un capo di governo proprio per l’assenza di una forza centrale nello scacchiere della politica italiana.

È stato ampiamente provato negli ultimi lustri che la scomparsa dell’unità e collaborazione dei cattolici con le altre componenti centriste ha determinato una voragine che ha riattizzato il fuoco dei carboni sotto la cenere di  quello che possiamo chiamare il proto populismo già presenti nella estrema sinistra ed estrema destra, presenti già nel primo dopoguerra sino alla fine della prima repubblica, e che nella seconda sono rinati come araba fenice sotto nuove spoglie della sinistra e della destra odierne.

Questo singolare bipolarismo per la esperienza italiana ed ancor più per quella europea, da quando ha occupato ogni spazio aiutati da leggi elettorali maggioritarie, hanno sparso sale in ogni altro campo perché vivessero emarginate altre culture, salvo poi accogliere cespugli assoggettati a loro. Con la segreteria di Enrico Letta e con una Lega di Salvini incardinata nel nuovo governo, si sta riprogettando un nuovo bipolarismo fondato sull’asse Pd-5stelle e Lega fratelli d’Italia- Forza Italia.

Questo tentativo, si sa, sarà ancora più squilibrato del precedente assetto, con gravi rischi per il paese già sconquassato nelle precedenti esperienze. Per questa ragione la battaglia per il proporzionale, diventa una battaglia di alto valore democratico con la necessità di riaggregare tutte le forze anti populiste e loro alleati, e non prestare più alcuna energia a questo sistema, assume una importanza vitale per ripristinare politica ed economia nel paese.

Non è un caso che l’Italia dell’ultimo ventennio ha collezionato solo primati negativi al confronto con tutti i paesi OCSE, piegato come è stato con lo spreco sfrenato delle risorse pubbliche per fini elettorali, senza alcuna cura per gli investimenti e debito pubblici proprio perché la mancanza di una cultura di governo che affondasse le radici nel terreno vitale delle culture popolari. In questo frangente, rassegnarsi alla minorità nel prestare ai blocchi politici rincalzi, non potrà che dare forza ad un bipolarismo già in declino, che invece va sconfitto.

Ed allora vale la pena prepararsi ad una lunga marcia di aggregazione che tolga il paese dai rischi e lo riporti alla normalità tanto attesa sia dagli europei che dagli amici alleati occidentali.

Costruire-insieme

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto
error

Ti piace questo sito? aiutaci a condividene i contenuti