“Build Back Better” * Together e le consultazioni pubbliche. La pandemia come opportunità?

 “Build Back Better”, non è una frase magica né uno slogan, ma un impegno che sinteticamente indica la necessità di ricostruire in tutti i settori e in tutte le aree che la pandemia ha esacerbato.

di Silvana Arbia

Non è neppure nuova essendo stata usata durante la negoziazione del documento programmatico conosciuto come “Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030 (Sendai Framework), il primo accordo importante a seguito dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile. Esso fornisce agli stati membri indicazioni sulle azioni da intraprendere per proteggere lo sviluppo da rischi di disastri, che causano ingenti perdite di vite, di beni di prima necessità, di patrimoni culturali e di beni ambientali essenziali alla sopravvivenza. Il Sendai Framework è un documento approvato dall’Assemblea Generale dell’ONU e va considerato insieme all’Agenda 2030, all’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, all’Agenda di Addis Abeba su azioni di finanziamento allo sviluppo, tutti programmi che si intersecano e devono integrarsi.

In Danimarca l’impegno è pienamente assunto con una declinazione verde:  “Build Back Greener”.

Nella situazione che la pandemia ha determinato e sta determinando un programma basato sulla volontà di “Build Back Better”, assume una valenza speciale, perché ricostruire meglio  di quanto preestiva, nel campo dell’educazione, delle istituzioni, dei servizi essenziali (salute, giustizia, sicurezza e altri vitali interessi del nostro tempo) è una via d’uscita imperativa se non vogliamo perdere la stessa dimensione umana che è caratterizzata da istinto di sopravvivenza, fiducia in capacità individuali e orgoglio per una civiltà che non può essere perduta.

La pandemia ha ristabilito la centralità di questo impegno, come emerge dall’uso che se ne fa nelle dichiarazioni di rappresentanti di organizzazioni influenti, tra cui il Segretario Generale delle Nazioni Unite quando si riferisce all’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile a livello mondiale; nelle dichiarazioni dei leader delle istituzioni europee quando si parla di Next Generation_EU e di Recovery Fund. Inoltre l’elect President degli USA, Biden, ha fatto sempre riferimento al concetto di “Buid Back Better” nella sua campagna elettorale.

Ritengo che, non si possa non aderirvi, stante l’entità delle perdite umane, materiali e morali, economiche e sociali che abbiamo subito pesantemente dal 2008, inizio della crisi finanziaria mondiale, che ci ha resi impreparati e fragili di fronte alla pandemia.

Tuttavia, considerata la dimensione globale della pandemia, e dei disastri ambientali, emerge pesantemente il bisogno di integrare la frase in questione come segue:  “Build Back Better Together” (Ricostruire Meglio Insieme).

Perché: “Insieme” significa, a livello di relazioni interstatali, il passaggio dal dominio dei paesi “forti” sugli altri, alla partnership.  A livello di cittadinanza e di individui, Ricostruire Meglio “Insieme”, significa che qualsiasi ricostruzione, che riguardi le istituzioni politiche, o la scuola, o la giustizia, o la sanità, o la cura dell’ambiente, per essere migliorativa del preesistente, deve essere partecipata e originata da un popolo unito e con forte senso di appartenenza alla storia e alla cultura che gli sono proprie.

L’appello a Build Back Better Together comincia ad avere un interesse pratico sin da questo momento, mentre leggo l’invito della Commissione Europea a inviare commenti e informazioni sull’iniziativa di adottare provvedimenti intesi a meglio armonizzare le leggi nazionali dei 27 paesi membri in materia di insolvenza delle imprese, situazione, purtroppo esacerbata dalla pandemia.

Build Back Better – Ma di cosa si tratta?

Diritto fallimentare europeo? Novità in vista!

Allo scopo di realizzare una maggiore convergenza delle legislazioni nazionali per incoraggiare gli investimenti transfrontalieri, La Commissione Europea intende adottare una raccomandazione o una direttiva in materia di insolvenza delle imprese.

Durante l’iter normativo è stata lanciata una consultazione chiusa il 9 dicembre scorso, e riservata ad enti pubblici e privati, alcuni dei quali hanno inviato commenti. Per l’Italia, ho reperito soltanto il commento inviato da Intesa Sanpaolo, molto positivo (“strongly welcomes the Inception Impact Assessment (IIA) of the European Commission (EC) on benchmarking and harmonizing national insolvency procedures in the EU. We also share the general goals and principles announced by the EC, in particular with regard to: (i) Fostering cross border investments, also in light of the need to accomplish the Capital Markets Union (ii) Strike a balance between the interests of the different…”).

Dal 18 dicembre e fino al 26 marzo 2021, é aperta la consultazione pubblica che consente a tutti i cittadini e ai gruppi interessati di commentare, esprimere opinioni e fornire informazioni.

L’adozione dell’atto (raccomandazione o direttiva o un combinato delle due) da parte della Commissione, dovrà intervenire nel secondo trimestre 2022.

Tale sistema di consultazione finalizzato all’Inception Impact Assessments (Valutazioni dell’impatto iniziale) appare stimolante, anche se primordiale, e rivolto a destinatari casualmente interagenti e non sempre preparati a comprendere la portata della consultazione.

Tuttavia, tutti siamo seriamente preoccupati e sensibilizzati sui rischi di fallimenti di imprese a causa della pandemia in atto con blocco delle attività produttive e concomitante sovraesposizione debitoria delle imprese, nonché dell’incertezza sui tempi e sui modi di una effettiva ripresa, e, pertanto, questa consultazione ci interessa particolarmente.

Trattandosi di materia non devoluta alla competenza esclusiva dell’UE, e dovendosi operare applicando i principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la Commissione deciderà se è più appropriata la raccomandazione o la direttiva o una combinazione delle due.

La finalità dell’atto che la Commissione adotterà è sostanzialmente la convergenza o una maggiore convergenza delle leggi interne in materia di insolvenza, per facilitare la circolazione transfrontaliera dei capitali e rafforzare il Capital Market Union (CMU). Si ipotizza che le discrepanze tra le leggi dei 27 paesi membri sull’insolvenza, il tipo e la durata delle procedure, e altre frammentarietà delle normative in materia costituiscano un ostacolo al CMU.

Si ricorda che già nel 2014 la Commissione ha emanato una raccomandazione affinché gli stati tenessero in conto l’ampio ventaglio di interessi  sui quali l’insolvenza può incidere ( creditori, lavoratori e altri); nel 2015 il PE ha adottato una risoluzione  con cui invita a rendere più facile la circolazione dei capitali all’interno dell’UE; nel 2019 è stata adottata la direttiva (EU) 20 giugno 2019 n.1023 del PE e del Consiglio sulla Ristrutturazione dell’Insolvenza, ove si stabiliscono  minimi standard comuni da osservare in tutti i paesi membri dell’UE, nei casi di probabilità di insolvenza, con riguardo al debito e a misure atte a consentire a imprenditori sovraesposti di svolgere nuove attività; nonché con riguardo all’efficienza di ogni tipo di procedura di insolvenza, compresa quella di liquidazione dell’impresa.

Ma tale ultima direttiva, ad avviso della Commissione, non armonizza aspetti chiave delle leggi sull’insolvenza, e tra le carenze riscontrate la mancanza di una definizione comune di insolvenza, di condizioni per avviare una procedura di insolvenza, di regole per l’identificazione ed il tracciamento di beni appartenenti all’insolvenza.

Si ritiene necessario, inoltre, il divieto in tutti i paesi membri dell’UE di “abusive relocations” delle imprese. Si menzionano i casi emblematici di Parmalat e Interedil in cui le società tentarono di sfruttare la frammentazione del sistema in caso di insolvenza.

Le leggi nazionali sull’insolvenza dovrebbero  aiutare a rendere rapida ed efficiente la liquidazione di imprese non vitali, mentre dovrebbero ristrutturare quelle che possono tornare alla vitalità permettendole così di continuare ad operare.

Si nota che non si ritiene rilevante l’impatto dell’insolvenza sull’ambiente, ipotesi sulla quale non tutti siamo d’accordo e avremmo forse commenti da inviare.

Si invita a fornire opinioni e informazioni sull’impatto dell’insolvenza sui diritti fondamentali stabiliti nella Carta europea con particolare menzione degli articoli  17 ( diritto di proprietà), 16 (libertà di condurre l’impresa), 15 ( libertà di scegliere un’occupazione e diritto di inserirsi nel lavoro), 47 (diritto ad un processo giusto), 8 (protezione dei dati personali), 7 ( rispetto per la vita privata e la vita familiare).

Si esclude la pertinenza dell’impatto dell’insolvenza sull’ambiente e a riguardo, ritengo essere non poche le opinioni e le informazioni che si possono inviare.

Escludo che non ci siano in Italia avvocati, magistrati, imprenditori e comuni cittadini che conoscono per esperienza diretta le situazioni di insolvenza, e che se a conoscenza della consultazione lanciata dalla Commissione, potrebbero utilmente commentare,  o almeno fornire informazioni a riguardo.

E’ un modo di partecipare ai processi di cambiamenti normativi e alla costruzione di una concezione nuova dell’impresa e della libera circolazione dei capitali!

DICIAMO LA NOSTRA! Grande importanza le nostre opinioni possono assumere in un contesto in cui moltissime imprese hanno subito danni incalcolabili a causa della pandemia con conseguenze drammatiche sull’occupazione e sulle condizioni dei lavoratori e delle loro famiglie e in definitiva dell’intera collettività.

DICIAMO LA NOSTRA!  Fornendo informazioni e opinioni sulle illecite relocations di imprese.

DICIAMO LA NOSTRA! SUIRISCHI DI VIOLAZIONI DI QUEI DIRITTI FONDAMENTALI CHE LA STESSA COMMISSIONE MENZIONA IN QUANTO SUSCETTIBILI DI ESSERE VIOLATI NEI CASI DI INSOLVENZA, evidenziando altri rischi che potrebbero emergere dalle nostre concrete esperienze.

DICIAMO LA NOSTRA! CIRCA L’IMPATTO DELL’INSOLVENZA SULL’AMBIENTE FORNENDO INFORMAZIONI SU COSA REALMENTE SUCCEDE QUANDO LE IMPRESE CHE SVOGONO ATTIVITA’ PRODUTTIVE INCIDENTI SULL’AMBIENTE CHIUDONO PER INSOLVENZA.

Un’occasione da non perdere! Spiragli di democrazia e di cittadinanza europea, sia pure sperimentali, possono aprire varchi per entrare insieme a molti nell’era moderna.

Costruire-insieme

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